“La storia di Ahmen è la storia di tutti noi, perché le persone quando arrivano in Italia… tutti ti raccontano il problema dei documenti. Ahmen non parlava eppure capivi tutto quello che provava”. Fallou

22 maggio, ore 21.30 circa, Bergamo. È appena finito lo spettacolo Ahmen di Cromo Collettivo Artistico. Un grande cerchio, più di cinquanta persone, sedute per terra sul palco, e una sola domanda: che cosa abbiamo visto.
4 giugno ci ritroviamo a Costa Volpino. Sono passati i giorni, abbiamo lasciato depositare lo spettacolo dentro di noi. Decidiamo di provare a raccontare la visione di Ahmen attraverso immagini, oggetti, frasi, foto che ci hanno colpito.
Le immagini si rincorrono da una testa all’altra mentre ce le raccontiamo e tornano ai nostri occhi, è come se nascesse un nuovo spettacolo.
Una testa di mucca con le corna, sospesa in alto
Le mani di un uomo che escono da una lavatrice
Ahmen pulisce la lavatrice con la spugna
Ahmen parla al telefono e il cliente che lo disturba
Le chiavi della macchina che vengono lanciate come se Ahmen e il cliente fossero amici, ma poi non lo sono mai
Ahmen si rovescia il latte addosso mentre sta nella tinozza, il latte è qualcosa di valore, che ti pulisce dalle energie negative, che ti porta speranza e cose positive. Il latte non andrebbe sprecato perché è un alimento prezioso.
Ahmen consegna i suoi documenti ma l’impiegato li mette nella macchina che li fa a pezzi. Tu fai tanti sforzi e l’altro non dà valore a quello che tu hai fatto
Ahmen con il vestito brillante, una giacca di paillette, torna a fare i suoi mestieri ma vestito così
Mani di donna in video, accarezzano il volto di Ahmen appoggiato al vetro che lo separa dall’impiegato
Ahmen alza le mani verso la testa della mucca, forse sta pregando
Ahmen comincia a cantare ma poi la voce non gli esce più…
Ahmen si toglie i vestiti e lancia tutti i documenti.
“Non parlo bene italiano. La prima volta in questura mi ha accompagnato mia sorella, lei parla bene l’italiano, per me è stato molto faticoso. È frustrante quando non sai parlare e in questura non ti spiegano le cose. Il modo in cui l’attore si impegna per avere i documenti, io mi sono identificata. Quando uno non parla bene si frustra e si blocca. Come porgeva i documenti… mi tornava in mente tutto: l’impiegato ti ignora, tu allunghi una carta e ti ignorano”. Shirley

Gli oggetti dello spettacolo, insieme alle immagini, hanno lasciato un segno nella nostra memoria. Erano oggetti “parlanti”, erano quella cosa lì ma raccontavano anche altro.
La lavatrice raccontava la carrozzeria, le macchine, il suo lavoro, ma è anche magica, ci sorprende.
Il vestito con le paillettes erala sua forma di mettersi bene per riceverei i documenti, per festeggiare qualcosa di importante.
Le bottiglie di vetro con il latte… il latte è qualcosa di grande valore, da proteggere con una bottiglia di vetro, forse era il suo lavoro prima di venire in Italia.
Un’insegna luminosa con scritto aperto era tutto: un negozio, l’ufficio della questura o l’anagrafe, l’opportunità, essere accettati oppure no, ma anche una presa in giro, perchè c’è scritto aperto ma non sai se è vero, niente è mai aperto per Ahmen.
Il vetro che divide Ahmen dall’impiegato è una barriera che impedisce di capirsi.
I fogli lanciati erano perdere la pazienza, è tutta la frustrazione che ti senti dentro
La macchina trita documenti sono tutte quelle persone che non danno importanza alla fatica che tu hai fatto per ottenere qualcosa, i tuoi documenti.
La testa di mucca con corna è un animale sacro, è dio, la sua cultura, la sua identità, il suo paese, il suo lavoro prima di venire qui, è Ahmen in forma divina.
La sedia con le rotelle era l’ufficio, il procedimento per ottenere i documenti, il potere dell’impiegato.
“A volte quando non hai i documenti è difficile essere paziente. Ahmen non parlava mai ma aveva pazienza. Vedevo in lui la pazienza per sistemarsi, perché aveva speranza che un giorno avrebbe avuto il ricongiungimento”. Elvira
Decidiamo di rivedere le foto dello spettacolo. Giochiamo al gioco delle cartoline. Scegliere una foto come fosse una cartolina capace di raccontare qualcosa di importane per noi dello spettacolo.

Cartolina di Elvira

Cartolina di Lena

Cartolina di Shirley

Cartolina di Fallou

Cartolina di Helen
Prima di uscire dall’aula e salutarci Fallou prende parola, dice che tutto lo spettacolo stava in una frase sola e lui non la dimenticherà mai… “I tuoi documenti sono qui da sempre”.
Elvira, Fallou, Helen, Lena, Shirley, Silvia
Incontro dopo la visione di Ahmen di cromo Collettivo Artistico presso il Festival Up To You 2026
