Ahmen di Cromo collettivo artistico. «Io non ho visto niente, mi sono sentita quella storia lì»

Dopo lo spettacolo, il Circle time con artisti e pubblico per confrontarsi sull’esperienza della visione e sul diritto a essere famiglie con background migratorio in Italia

collage da foto di Carlo Valtellina

Ahmen è un giovane immigrato che tenta di ricongiungersi alla moglie lontana. Il mare che li divide è fatto di carte, documenti e marche da bollo. Alle prese con una routine sfiancante, ambientata in un surreale autolavaggio e un ufficio immigrazione dove il tempo sembra essersi fermato, tra clienti incontentabili, operatori telefonici e burocrati sfuggenti, Ahmen si affida alla saggezza di un dio che si fa teschio e che lo condurrà nell’antro del suo inconscio. Il progetto Ahmen di Cromo collettivo artistico è nato traendo ispirazione dalla storia di Asim Javed. Arrivato in Italia dodici anni fa dal Pakistan, dal 2021 è ancora oggi alle prese con un intricato ed esasperante iter burocratico indispensabile per ricongiungersi alla moglie lontana. Questo spettacolo vuole spostare lo sguardo proprio su questa dimensione, provando a raccontare la storia di chi, seppur in regola, deve lottare ogni giorno per il proprio diritto a esistere. 

Dopo lo spettacolo, tutti insieme, pubblico e artisti, ci siamo riuniti in un grande cerchio sul palcoscenico per rispondere in ogni lingua alla domanda comune: “Che cosa abbiamo visto?”. Da questo momento di condivisione collettiva sono nati molteplici contributi, che spaziano dalla riflessione sugli elementi spirituali dello spettacolo, ai diritti che spesso si danno per scontati e alle difficoltà non solo legate alle pratiche burocratiche, ma anche a quelle linguistiche, che le persone che arrivano in Italia da un altro paese si trovano costrette ad affrontare. 

È stato un vero momento, quello del Circle Time, che ha coinvolto attivamente un pubblico eterogeneo: insieme agli spettatori e alle spettatrici “abituali” del festival, e alla direzione artistica partecipata U30 del festival, hanno partecipato moltissimi studenti e studentesse del CPIA1 Bergamo. 

Questo cerchio ha visto il confronto di diversi punti di vista ed esperienze: la potenza dello spettacolo ha creato una forte empatia ed immedesimazione del pubblico rispetto a ciò che gli artisti hanno portato in scena. Sono state preziose le condivisioni di alunni e alunne presenti, ma non solo, che hanno raccontato la propria esperienza personale. Questo ha permesso di far luce su quanto siano impattanti e diffuse nel nostro paese le tematiche trattate nello spettacolo. Si è così instaurata una profonda connessione tra le varie componenti del pubblico: persone nate in Italia, persone con background migratori e di seconda generazione. Di seguito, alcuni estratti e fotografie relative alle tematiche principali contenute in Ahmen.

Cristiana Burini, Riccardo Contardi, Matteo Piantoni

foto Carlo Valtellina

La dimensione spirituale

«Mi ha colpito tanto il fatto che avete resso visibile qualcosa che difficilmente si vede. Mi ha colpito molto che tutta la riflessione e tutta l’azione è profondamente materialista, intrecciata a una visione post-spirituale che faceva da cornice, per cui c’era sia la visione sia la riflessione filosofica intorno a questo tema ma anche la cruda verità del fatto che non tutti hanno diritto a una famiglia a quanto pare». 

foto Carlo Valtellina

«Ho visto ho letto con gli occhi miei, io appartengo al latte, per me, per la vita, per vivere, è il cibo più importante, per me, per la famiglia».

«Con Asim, con Javed, una delle cose che veniva sempre fuori, era una profonda fede che lo sosteneva e che lo aiutava ad affrontare questa vessazione continua da parte del sistema. Quindi ci siamo chiesti come potesse questo elemento avere un posto in questo spettacolo e piano piano abbiamo capito che il latte è un simbolo, è qualcosa che prepara alla vita, che può essere un nutrimento. La mucca, essendo Javed della zona più al sud del Pakistan, è uno degli animali più sacri. In Europa, la spiritualità è morente, abbiamo pensato che il teschio, quindi la vacca sacra quasi scarnificata, potesse essere la soluzione alla nostra problematica teatrale».

foto Carlo Valtellina

Privilegi e diritti: confini spesso invisibili

«Io ho visto davvero tantissime cose che a parole non si possono descrivere, soprattutto non le ho viste, sono quasi invisibili. L’emozione del non detto e la violenza che ho visto è stata veramente forte. È stato il sentore di un sistema più grande che crea vittime e violenza».

«Per noi italiani spostarci in altre aree del nostro continente è scontato e non ha limiti, eppure spesso non ci pensiamo, non pensiamo a questo privilegio che abbiamo».

«Da cittadina italiana e anche compagna di un uomo africano che si è trovata i vigili a casa a misurare le stanze sento anche un po’ di vergogna, è una cosa che non è stata fatta quando ho chiesto la residenza nella stessa casa. Vengo io, mi prendo la residenza io con i miei figli… va bene, deve venire lui, allora la misuriamo».

«Un senso di angoscia questo non parlare, veramente, volevo parlare io a un certo punto».

«Ho sentito una rabbia dentro le ossa e ho fatto fatica a rimanere seduta al mio posto».

foto Carlo Valtellina

La frustrazione causata dalla burocrazia 

«Ho visto che la burocrazia non è più soltanto un vincolo, un blocco, un muro: è una parte del mondo che decide chi, dove e come può avere diritto di vivere e quindi avere dei diritti».

«Mi ha fatto proprio anche piangere, vederti quella faccia che diceva tutto questo dolore. Io non sapevo neanche di queste cose qua, uno non ci pensa che per stare insieme è difficile».

«Anche io ho la mia stessa storia, con mia moglie, per 5 anni, per mezzo metro. Mia moglie ha fatto la domanda nel 2016, a Brescia. Appena arrivato io un mese così, mia moglie prima era incinta, dopo è nato mio figlio: loro ho visto mio figlio nato, chiama, allora ti manca mezzo metro per la casa, per il gruppo famigliare. Ancora non sono con mia famiglia».

«Io non ho visto niente, mi sono sentita quella storia lì, ha successo tutto con me e con la mia famiglia. Andare in questura mi da fastidio, mi viene un’ansia, perché loro sono troppo fastidiosi. Vuole fare noi piangere, perché quando mi chiamano che vedo che è questura penso “ma cosa c’è adesso? Cosa manca adesso?”. Dopo che finisci tutto quello mi viene quella danza fuori, dentro. Sono libera, dai posso lavorare, posso fare tutto quello che vuoi, adesso non mi buttano via».

«Ho visto un essere umano, ho visto disperazione, dolore, gioia, rabbia, tanta rabbia e speranza».

«A me mi è piaciuto molto l’historia, penso che a molti qui ha pasado qualcosa così, io sono qui anche con permesso ricongiungimento famigliare, por mia moglie, por mio figlio, io ho tre figli, e questo problema della burocrazia, della questura è uno dei tanti problemi, perché uno passa qui da un problema d’affitto, al problema della famiglia, di estar lontano, però in altri paesi è lo stesso un problema migrar».

foto Carlo Valtellina

La dimensione linguistica

«Secondo me è scattato un transfer. Cioè nel senso che io mi sono immedesimata in te, con le difficoltà linguistiche che mi sono immaginata».

«Ho visto che le difficoltà linguistiche possono portare a fraintendimenti, e i fraintendimenti allungano tutti i processi».

«Chi ha esperienza così, chi può essere triste nella sua vita per quello, io penso questa è una scena più bella per stranieri, noi viviamo in un paese, dobbiamo lottare per la vita, dobbiamo studiare e imparare bene l’italiano per lavorare bene, per migliorare la vita».

foto Carlo Valtellina

Incontro dopo la visione di Ahmen di Cromo Collettivo Artistico presso il Festival Up To You 2026

AHMEN
produzione Cromo collettivo artistico
IDEA E SOGGETTO Cromo collettivo artistico
REGIA Tommaso Burbuglini
DRAMATURG Eleonora Pace
CON Andrea Perotti e Valerio Sprecacè
VOCE REGISTRATA Asim Javed
TUTOR Romaeuropa Festival Eva-Maria Bertschy
Progetto selezionato Powered by REf 2023 spettacolo finalista del bando Forever Young 2024 de La Corte Ospitale con il sostegno di Atcl_circuito regionale del Lazio

Articoli correlati

Read also x