Gli spettacoli di Up To You 2026. I Circle time della Re.M

Una pratica di visione e confronto all’interno di Up To You Spettacolo dal Vivo Festival.

foto Carlo Valtellina

Lo sa il pubblico, lo sanno le artiste, lo sappiamo noi. Ogni anno, dopo gli spettacoli, ci ritroviamo in cerchio nel foyer del teatro, sul palcoscenico o negli spazi adiacenti allo spazio performativo, e ci facciamo una domanda: “Che cosa abbiamo visto?“. E rispondiamo in ogni lingua. Undici minuti di tempo durante i quali registriamo le nostre voci e quelle del pubblico che si inserisce nel cerchio. Poi il giorno dopo, durante il laboratorio, riascoltiamo insieme la registrazione audio e scegliamo undici frasi da condividere, nelle lingue che animano la Re.M. In questo articolo riportiamo le frasi scelte e le voci per ogni spettacolo visto con la RE.M di UpToYou Festival 2026 e gli interventi audio fatti prima di ogni spettacolo a partire proprio dalle lingue parlate nella città di Bergamo.

DJ SHOW (di Sotterraneo)

foto Carlo Valtellina

“DJ show è una performance con un obiettivo chiaro, apparentemente semplice: far ballare un pubblico dentro una drammaturgia. Una playlist di canzoni di ogni genere e epoca viene intervallata da azioni rapide, testi brevi e visioni di passaggio, con l’idea di
mettere in campo un esperimento intermedio fra DJ set e teatro dove il vero spettacolo è il pubblico che danza, dove la struttura c’è ma è pensata per deragliare nel rituale epidermico di gruppo, dove il divertimento non distrae e il pensiero non interrompe la festa, anzi: tutto si mescola attraverso l’emulsionante della musica. La domanda diventa: si possono mixare vibrazione musicale istintiva e stimolo cognitivo complesso?”.

creazione e produzione Sotterraneo
ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa
con Sara Bonaventura, Claudio Cirri
scrittura Daniele Villa
sound design Simone Arganini, Mattia Tuliozi
luci Marco Santambrogio
tecnica Nicolas Baggi
con il contributo di Fondazione CR Firenze, Comune di Firenze, Regione Toscana, Mic con il sostegno di Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’Arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale”

Cosa abbiamo visto noi?

«Ho visto me stesso che non prendeva la scelta giusta»

«Tanti giovani enjoying questo tempo, pero sapere que pasa nel mondo»

«Ho visto l’apocalisse lenta, era la storia del mondo e tutti noi andavamo verso la fine»

«Non c’erano spettatori: partecipavamo tutti»

«La musica che racconta il tempo che passa»

«Tanta contaminazione e apertura»

«Un rito collettivo, una pratica incarnata, il crearsi di una comunità che all’inizio dello spettacolo non c’era»

«Delle persone che non c’erano e che avrei voluto vedere»

«Tante informazioni, ma la verità la decidevo io»

«Ho visto il tutto e il niente, mi sono girato e tutto è rimasto dietro di me»

«Ho visto che tutto non è vero».

UN LIVE PODCAST (di collettivo divanoproject e Centro R.A.T.)

foto Carlo Valtellina

“Un live podcast porta in scena quattro ragazzi che producono podcast, all’interno di un concorso per nuovi talenti in cui diffondono materiale radiofonico in streaming. Qual è il limite della manipolazione dell’informazione?”.

produzione collettivo divanoproject e Centro R.A.T.
testo Marzio Gandola, Margherita Fusi Fontana
regia Giammarco Pignatiello
scene Gaia Fossati
con Alessandra Curia, Maria Canino, Michele Correra, Gionata Soncini
tutor Fabrizio Lombardo
con il sostegno di Fondazione Claudia Lombardi per il Teatro e Campo Teatrale, con la collaborazione di Eccentrici Dadarò
Vincitore del bando Testinscena2024

Cosa abbiamo visto noi?

«Ho visto la facilità di trovare il male negli altri e la fatica di riconoscere il male dento di sé»

«Ho visto la fabbrica dei mostri»

«Ho visto come è difficile raccontare la propria storia e ho visto come è facile traviare la storia di un’altra persona »

«Una terapia: non ho sentito speranza e poi l’ho sentita»

«Ho visto un podcast quando non ne ho mai sentito uno e potrei iniziare»

«Rimodulare parole come se fossero immagini»

«Ho chiuso gli occhi ma non ho visto»

«Mi sono sentita a disagio, ho sentito freddo e caldissimo e ho avuto paura»

«Da questa storia ho visto tante storie così»

«Ho visto Jago e ho sentito dei versi di Otello»

«Ho visto un luogo dove vengo spesso, ma ero diverso»

LOST MOVEMENT (di dancehALL)

foto Carlo Valtellina

“Cosa resta quando il ballo, svuotato della sua variabilità, diventa un puro esercizio di stile? dancehALL è un esperimento, un tentativo di ridefinire i confini della danza, un invito a riflettere sul corpo e sul movimento in un’epoca dominata dalla meccanizzazione e dalla perdita di umanità”.

produzione Lost Movement, di Nicolò Abbattista e Christian Consalvo, con Arianna Cunsolo, Francesca Lastella, Enrico Luly e Nicoletta Bellazzi
con la partecipazione del Liceo Coreutico Antonio Locatelli di Bergamo

Cosa abbiamo visto noi?

«Ho visto Jude Bellingham, che quando marca fa così»

«Ho visto tanti ragazzi che han ballato bello, tanti ragazzi ballavano, bellissimi»

«Ho visto tanti paesi che danzano. Anche amo, in futuro, introdurre un morceau di arabo, perché lo stesso ritmo, lo stesso battito, aggiungiamo un morceau per la danza»

«Una danza spettacolo che non so cosa significa, ma bellissimo»

«Diversi tipi di balli, come la salsa che è tipica del mio paese. Me transportò al sud America con il baile, y despues tuve como imagenes de musica, me ricordò de Pink Floyd»

«Ho visto tantissima resistencia che io non posso! Wow!»

«Io ho visto trasformare dei balli di coppia che hanno un rapporto molto stretto in una cosa più coreografica, più d’ensemble»

«Ho visto tanti artisti sentire il baile in loro espressioni, in come si muovono. Se loro lo senti, io lo sento»

«Ero meravigliata perché si vede che i ragazzi hanno messo tanto tempo, hanno fatto tanto lavoro per farci vedere questo spettacolo»

«Ho visto tanta energia, tanta bellezza della quale abbiamo bisogno, sorrisi, felicità e anche tante emozioni che ci hanno trasmesso: emozione arrivata»

«Non ho visto niente perché arrivo ritardo»

AHMEN (di Cromo Collettivo Artistico)

foto Carlo Valtellina

Ahmen è un giovane immigrato che tenta di ricongiungersi alla moglie lontana. Il mare che li divide è fatto di carte, documenti e marche da bollo. Alle prese con una routine sfiancante, ambientata in un surreale autolavaggio e un ufficio immigrazione dove il
tempo sembra essersi fermato, tra clienti incontentabili, operatori telefonici e burocrati sfuggenti, Ahmen si affida alla saggezza di un dio che si fa teschio e che lo condurrà nell’antro del suo inconscio.

produzione Cromo Collettivo Artistico, regia Tommaso Burbuglini, con Andrea Perotti, Valerio Sprecacè
dramaturg Eleonora Pace
residenza produttiva Carrozzerie n.o.t, un progetto Romaeuropa Festival 2023 nell’ambito di ANNI LUCE_Osservatorio di futuri possibili
in collaborazione con Carrozzerie n.o.t, Cranpi, 369gradi
premio del pubblico CrashTest 2025, premio della critica DirectionU30 2025 Teatro Sociale Gualtieri
selezionato Forever Young 2024 de La corte ospitale, selezionato Powered by REF 2023

Cosa abbiamo visto noi?

«Io non ho visto niente: mi sono sentita quella storia. È successo tutto come e con la mia famiglia»

«La mia stessa storia, con mia moglie, per 5 anni, per mezzo metro di casa»

«Quando vedo che è la questura, penso: cosa c’è adesso? Cosa manca adesso?»

«Ho visto una scena prima di sentire una canzone triste ma bella che mi fa pensare al mio paese, Cina»

«Sempre è un problema migrare a altri paesi; e che però, a parte de lo difficile, è un’esperienza bella soprattutto»

«Che non tutti hanno diritto a una famiglia, a quanto pare»

«Che quando finisce tutto quell’iter burocratico mi viene quella danza fuori, dentro. Sono libera: posso lavorare, posso fare tutto quello che voglio. Adesso non mi buttano via»

«Un senso di angoscia questo non parlare, veramente, volevo parlare io a un certo punto»

«Ho sentito una rabbia dentro le ossa e ho fatto fatica a rimanere seduta al mio posto»

«La fortuna di essere nato in questo continente dove spostarsi è facile, per noi è scontato e non ha limiti»

«L’emozione del non detto e la violenza che ho visto è stata veramente forte. È stato il sentore di un sistema più grande, sentire quale vuoto crea nelle vittime, come crea violenza»

ABRACADABRA (di Babilonia Teatri)

foto Carlo Valtellina

Abracadabra è uno spettacolo di magia. È uno spettacolo che nasce dal nostro innamoramento per la magia. Ad accompagnarci in questo percorso iniziatico di scoperta e di conoscenza, nostro mentore e Virgilio, è stato Francesco Scimemi, prestigiatore di
professione da trent’anni, che ha fatto della magia comica la sua specialità. La vita, come spesso accade, ha deviato il corso delle cose. Francesco ha vissuto il lutto della propria compagna e abbiamo pensato che il nostro spettacolo potesse diventare un rito. Un
rito magico e teatrale.

di Babilonia Teatri
con Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi, Emanuela Villagrossi
scene e costumi Babilonia Teatri
produzione Teatro Metastasio di Prato
con il sostegno di Operaestate/CSC di Bassano del Grappa e Ariateatro Ets

Cosa abbiamo visto noi?

«Ho visto sette vite, tra Palermo e il Verano»

«Un atto d’amore fatto con molta leggerezza»

«Un mago, una tuta acetata fatta di magie, una donna con un vestito rosso»

«Una stella cometa, oltre le nuvole, una donna sospesa, una doccia di sabbia»

«Ho visto che lato le magie diventano inganni e che ci si può vedere la magia anche se sono inganni»

«Ho ascoltato una canzone che non ascoltavo da un sacco di anni»

«Ho visto me, tanto tempo fa in ospedale, ascoltare una diagnosi»

«Mi sono visto voler piangere perché rendeva le cose più semplici»

«Mi fanno male gli occhi e le orecchie, anche se non so perché, ho sentito i miei polmoni trattenere il fiato»

«Mi è rimasto in tasca un nove di picche»

«Ho visto tutto annacquato»

La Re.M di Up To You 2026

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