Tra il teatro India e Teheran. Come un bouquet di fiori

Nei giorni successivi alla visione di Famiglia al Teatro India con la scuola di italiano di Asinitas, chiedo a Zahra – studentessa iraniana – se ha voglia di raccontare la sua esperienza da spettatrice. Scrive un breve resoconto.

«Mi piace andare a teatro. In Iran andavo spesso a teatro. Questo era il secondo spettacolo che ho visto a Roma. Il primo era uno spettacolo dei miei amici iraniani. Per me il teatro è sempre magico, nella scena buia la presenza luminosa dell’attore è eccitante. Purtroppo non ho capito tutto lo spettacolo Famiglia però studiavo i giorni prima a proposito dello spettacolo su internet e ho fatto attenzione al linguaggio».

Poi, mentre pensiamo insieme al limite linguistico, facciamo un passaggio ulteriore; proviamo a connetterci con ciò che abbiamo sentito, immaginato, provato, più che con ciò che abbiamo capito. Sul suo quaderno, allora, scrive una poesia in lingua persiana, in fārsī; la legge nella sua lingua e poi la traduce. Mi racconta che l’autore della poesia è un uomo speciale per lei, un uomo che le ha fatto compagnia in un momento difficile per la sua famiglia.

Alcuni giorni, le persone sono più grandi, le persone cambiano età.
Io oggi:
i miei piedi hanno diciotto anni
le mie mani hanno venticinque anni
i miei capelli hanno trentasette anni
e
il mio cuore ha novantacinque anni
Ma quando io sono con voi
come adesso
il mio cuore è giovane
Fuori sono un uomo vecchio
però dentro
come un bouquet di fiori
che di nuovo sbocciano
Mohammad Saleh Ala

Ora sono io a cercare su internet. E scopro che Mohammad Saleh Ala è un nome molto conosciuto nella cultura iraniana, è attore, regista e poeta. Su un sito trovo questa frase che riassume bene ciò che Zahra mi ha raccontato: His heart is pounding for Iran’s art and culture. He is good company and a great Iran Television and radio host with perfect diction of his own.

Immagino allora la televisione accesa in casa di Zahra, immagino Teheran e non riesco a vedere altro. Leggendo l’ultima strofa della poesia mi torna in mente un’immagine dello spettacolo, il bouquet di fiori nelle mani della sposa; la guardo diversamente ora. Mi sembra per un istante di poter scorgere una delle innumerevoli trame dello spettacolo di Fort Apache, una per ogni spettatore che lo ha guardato. Guardare uno spettacolo insieme significa, forse, darsi la possibilità di vedere oltre, di accedere a una visione collettiva. Lo sguardo di Zahra su Famiglia è uno dei rapporti creati nel buio della sala tra attore e spettatore; conoscerlo, permette al mio sguardo di accedere a una possibilità altra, di spostare più in là il mio orizzonte.

Qui, un’intervista all’autore iraniano Mohammad Saleh Ala.

Luca Lòtano

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Tra il teatro India e Teheran. Come un bouquet di fiori

Nei giorni successivi alla visione di Famiglia al Teatro India con la scuola di italiano di Asinitas, chiedo a Zahra – studentessa iraniana – se ha voglia di raccontare la sua esperienza da spettatrice. Scrive un breve resoconto.

«Mi piace andare a teatro. In Iran andavo spesso a teatro. Questo era il secondo spettacolo che ho visto a Roma. Il primo era uno spettacolo dei miei amici iraniani. Per me il teatro è sempre magico, nella scena buia la presenza luminosa dell’attore è eccitante. Purtroppo non ho capito tutto lo spettacolo Famiglia però studiavo i giorni prima a proposito dello spettacolo su internet e ho fatto attenzione al linguaggio».

Poi, mentre pensiamo insieme al limite linguistico, facciamo un passaggio ulteriore; proviamo a connetterci con ciò che abbiamo sentito, immaginato, provato, più che con ciò che abbiamo capito. Sul suo quaderno, allora, scrive una poesia in lingua persiana, in fārsī; la legge nella sua lingua e poi la traduce. Mi racconta che l’autore della poesia è un uomo speciale per lei, un uomo che le ha fatto compagnia in un momento difficile per la sua famiglia.

Alcuni giorni, le persone sono più grandi, le persone cambiano età.
Io oggi:
i miei piedi hanno diciotto anni
le mie mani hanno venticinque anni
i miei capelli hanno trentasette anni
e
il mio cuore ha novantacinque anni
Ma quando io sono con voi
come adesso
il mio cuore è giovane
Fuori sono un uomo vecchio
però dentro
come un bouquet di fiori
che di nuovo sbocciano
Mohammad Saleh Ala

Ora sono io a cercare su internet. E scopro che Mohammad Saleh Ala è un nome molto conosciuto nella cultura iraniana, è attore, regista e poeta. Su un sito trovo questa frase che riassume bene ciò che Zahra mi ha raccontato: His heart is pounding for Iran’s art and culture. He is good company and a great Iran Television and radio host with perfect diction of his own.

Immagino allora la televisione accesa in casa di Zahra, immagino Teheran e non riesco a vedere altro. Leggendo l’ultima strofa della poesia mi torna in mente un’immagine dello spettacolo, il bouquet di fiori nelle mani della sposa; la guardo diversamente ora. Mi sembra per un istante di poter scorgere una delle innumerevoli trame dello spettacolo di Fort Apache, una per ogni spettatore che lo ha guardato. Guardare uno spettacolo insieme significa, forse, darsi la possibilità di vedere oltre, di accedere a una visione collettiva. Lo sguardo di Zahra su Famiglia è uno dei rapporti creati nel buio della sala tra attore e spettatore; conoscerlo, permette al mio sguardo di accedere a una possibilità altra, di spostare più in là il mio orizzonte.

Qui, un’intervista all’autore iraniano Mohammad Saleh Ala.

Luca Lòtano

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